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Un Uomo ha deciso di non lasciar vivere più il suo corpo. Lo ha fatto in modo che noi lo sapessimo e vi riflettessimo. Con rispetto, con attenzione, con tutte le nostre capacità razionali ed emotive.
Una riflessione su questa nostra vita, ma anche sulla morte e sulla sofferenza. Una riflessione sulla vita che se è pensata come un dono ricevuto deve interrogarsi sul significato del dono e della nostra autodeterminazione in ordine ad esso. E se non è pensata come un dono ricevuto deve poter essere vissuta in piena autonomia.
Una riflessione su un valore della libertà che è costitutivo ogni essere umano e di ciò che consenta o impedisca il suo esercizio pieno e completo.

Una riflessione sulla morte. C'è chi da valore alla morte ma la combatte di fronte alla libera scelta di non voler più vivere, c'è chi la fugge e la esorcizza non cogliendone il senso e il valore.
Una riflessione sul dolore, sulla sofferenza fisica e morale. Lo si faccia in ambito politico attenzionando tutte quelle situazioni in cui c'è ancora tanto bisogno di interventi e supporti: la ricerca, l'assistenza sanitaria, la cura dei disabili, l'accompagnamento nella fase terminale; tutte le situazioni di degrado e emarginazione sociale. Perché dinanzi alla sofferenza non si può o abbandonarci o condannarci. Bisogna farsene carico. Lo si faccia in ambito religioso liberandoci dal cappio di una falsa immagine di Dio che vuole la sofferenza come condizione necessaria alla salvezza e quindi gradita e da rendere gradevole.
C'è stato un Uomo che ha molto sofferto e ha fatto una scelta. Si condivida o meno non lasciamo che cada nel vuoto delle immediate emozioni e non sia occasione per una riflessione puntuale per ciascuno e per chi ha in custodia la vita di tanti.

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