La mia stagione preferita è l’autunno, quella condizione sospesa tra una non più estate e un non ancora inverno, funambolica, indefinita. L’autunno è una condizione dell’esistenza, una sospensione permanente, una crepuscolarità ontologica con tutti i colori dell’anima sullo sfondo. In autunno sono nata, tra l’essere e il non essere, tra il non ancora e il non più, in divenire per definizione. Non so trattenere e non so rinunciare, fuori luogo è il mio posto, sempre.

Ottobre

È tempo di andare

di fuggire
e voglio restare qui
accovacciata dentro una stella
con i pugni serrati sul petto
con un sogno da masticare
e fantasia da spalmare
sul cielo buio.
È presto o è tardi?
Non importa.
Voglio restare qui
a guardare questa notte farsi giorno
e questo giorno diventar notte
e dall’ultima fiamma di luce che si spegne
conoscerò la magia.
Dal silenzio di un lampo che acceca la notte
imparerò ad urlare,
dalle gocce che lente
cadono da un tetto di lamiera
imparerò ad aspettare e
a camminare in punta di piedi
su campi seminati di sogni e di speranze
su campi seminati
di cadaveri di soldati.

Da “La pietra e il fiore”di Daniela Li Puma

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